Mantenersi aggiornati sulle normative doganali israeliane è fondamentale per esportazioni senza intoppi. Una modifica significativa, in vigore dal 10 gennaio 2018, ha eliminato l'obbligo per gli esportatori statunitensi di fornire una copia cartacea del Certificato di Origine (spesso chiamato "Modulo Verde" o "Modulo A") per l'accesso preferenziale ai sensi dell'Accordo di Libero Scambio (FTA) tra Stati Uniti e Israele. Invece, gli esportatori statunitensi devono ora includere una dichiarazione specifica sulla fattura commerciale o su un altro documento commerciale.
La dichiarazione richiesta per gli esportatori statunitensi ai sensi dell'FTA è: "Io, il sottoscritto, dichiaro che, salvo diversa indicazione, le merci coperte da questo documento sono pienamente conformi alle regole di origine e alle altre disposizioni dell'Accordo per l'istituzione di un'area di libero scambio tra il Governo di Israele e il Governo degli Stati Uniti d'America." Questa dichiarazione deve essere firmata fisicamente dall'esportatore o dal produttore, poiché le firme elettroniche non sono accettate dalla Dogana israeliana per questo scopo. Le merci si qualificano se sono interamente prodotte negli Stati Uniti, importate direttamente e hanno almeno il 35% di contenuto statunitense.
Inoltre, Israele ha implementato la riforma "Fattura Israele", introducendo un sistema di clearance per la fatturazione elettronica in fasi per le transazioni B2B. A partire dal 1 gennaio 2026, le fatture superiori a NIS 10.000 (prima dell'IVA) richiedono un numero di allocazione dall'Autorità Fiscale israeliana per le detrazioni IVA in ingresso, con questa soglia che si ridurrà ulteriormente a NIS 5.000 dal 1 giugno 2026. Ciò significa che i fornitori devono inviare i dati della fattura all'ITA per la convalida e ricevere un numero di allocazione unico prima di emettere la fattura all'acquirente.